giovedì 10 novembre 2011

Cappuccino e aggiornamento

Dall'ultimo post sono trascorsi credo due giorni. Ho spremuto la santa chiavetta per la connessione fino all'ultimo bite e ora sono a terra, quindi fino a rinnovo carica potrò usare solo connessioni free, tipo questa del ristorante/bar.

L'ultima giornata intera passata a Pushkar si può riassumere in questa foto:


In questo s/pacco tutti i vari pensierini e oggettini da spedire a casa. Incrociamo le dita.
Ora che questi oggetti sono fuori dalla mia portata, mi accorgo della loro fondamentale inutilità. Tutte cose che sicuramente mi farà piacere poter donare (specie ad alcune persone, in altri casi si trata di una sorta di dazio sociale) ma che con questo viaggio hanno poco a che fare. Potessi, donerei un po' dello sporco che mi circonda o il sapore annacquato di questo cappuccino. Oppure, dopo una notte afosa, il sollievo di questa brezza mattutina.
In ogni caso, nove chili in meno sulle mie spalle.

Non che ora viaggi leggera, ma sono tornata al peso originario. Purtroppo non posso fare a meno di nessuna delle cose che porto nello zaino.

Spedito il tutto, quindi, ho sentito che il mio tempo a Pushkar era finito. A spingermi ancora più velocemente verso la partenza è stato il modificarsi della città giorno per giorno. Con l'avvicinarsi del Kartik purima (giorno di luna piena e conclusione del Diwali) Pushkar si è riempita all'inverosimile. L'altra sera volevo fare due passi per cercare un negozio vodafone e delle turiste che procedevano in senso contrario al mio mi hanno sconsigliato vivamente di inoltrarmi. Dicevano che era impossibile camminare.
Tutto il ritmo quotidiano che avevo imparato a riconoscere attraverso le preghiere e i canti era stato sovvertito. Sempre sempre musica festaiola. Avrei pagato a sentire ancora i mugugni dell'anziano celebrante!
Per strada ormai ogni angolo era occupato dalla vendita di oggetti o cibi. Ogni baracchina aveva musica ad alto volume, incurante del fatto di essere a pochi metri da un altro amplificatore.
Il cortile del tempio che potevo sbirciare dalla finestra del mio bagno, era ormai un ristorante a cielo aperto. C'era sempre qualcuno da sfamare.

Insomma, non ho impiegato molto per convincermi che quello che stava accadendo a pushkar non mi interessava più. Meglio perdere i soldi dell'ultima notte pagata in albergo e ritagliarmi un giorno in più per visitare Jodhpur, la città da cui domani partirò in aereo per andare a goa.

E pensare che ho costruito il mio viaggio intorno all'evento del kartik purima a pushkar!
Invece ho trascorso la giornata di ieri in compagnia di un simpatico ragazzo spagnolo con cui bene o male riuscivo a comunicare (e da cui ho imparato che la cucaracha è lo scarafaggio) e ho visto salire la luna piena dallo sportellone aperto del mio treno.


se non si fosse capito, l'interno di un treno indiano - sleeper class - è così:





Verso l'ora di cena sono arrivata a Jodhpur, tentado la sorte alla ricerca di una stanza con bagno e acqua calda. Mi è andata bene, al primo tentativo seguendo i consigli della guida ho trovato posto e ora eccomi qui.

Cappuccino e pancake alla marmellata, ora sono pronta per Jodhpur.

martedì 8 novembre 2011

Take it easy

Pushkar nei dì di festa è piena di suoni.
Tutta notte questo:

(per sentire bisogna alzare il volume, ma nella mia stanza si sente chiaramente tutto il tempo)
finchè partono i cori veri e proprio.
Quando si avvicina il calare del sole, per riposare le ugole, dagli altoparlanti esce questo.


Poi arriva la notte e si ricomincia daccapo.
E' un po' snervante.




L'altro giorno la coppia italiana mi aveva fatto andare un po' in crisi.
Mi avevano detto, sbalorditi: ma come, tutti questi giorni a Pushkar? Ma non ti rompi? E cosa fai?

Già, cosa faccio ancora a Pushkar? Ormai ho girato tutto il circondario e visto che non credo che farò la passeggiata sul cammello, cos'altro fare? Posso pur sempre lasciare la stanza e...

...e invece stamattina riesco a dormire fino a tardi, nonostante i cori.Vado a fare una bella colazione e poi mi impegno a fare acquisti, ragionando in euro e non in rupie, tanto voglio fare un pacco da spedire a casa.

Tornata in albergo, vengo placcata dal proprietario che vuole a tutti i costi offrirmi un thè e poi farmi vedere una palazzina piena di appartamenti che vuole affittare in futuro ai turisti.
Mentre lasciamo la casa comincia a farmi un discorso strano e, come se stesse parlando di affari, mi propone di fare insieme sei mesi all'anno in india e sei mesi in italia. Poi saltano fuori anche due bambini.
-Come due bambini? Allora mi sposi?
-Si, si, ti sposo! Facciamo due bambini.
-E come li chiamiamo?
-Uno con nome italiano e l'altro indiano.
-Ok, allora uno Mario. E l'altro?
-Vishnu, il più potente degli dei!
Io rido, ma lui parla seriamente...

Quando delicantamente gli faccio notare che ha dieci anni più di me, lui sottolinea che sono anni "d'esperienza", che in ogni caso è ancora un uomo pieno di vigore e che quando piace una persona l'età non conta.
Insomma, da buon commerciante le prova tutte, anche a dirmi che è pieno di soldi.
Suppongo che faccia questo tentativo con parecchie delle sue clienti...e visto che è ancora là a ripetersi è immaginabile quale bel bocconcino sia.

Vabbè, finalmente libera di salire nella mia stanza, decido di collaudare questa famosa piscina.
Costume, asciugamano e giù di nuovo.
L'acqua è freddissima, non mi pare vero di stare a contatto con questa grande massa d'acqua.
Faccio il morto e penso a dove sono, a quanto sono lontana dal posto dove l'ultima volta mi sono messa a galleggiare così. Luoghi così lontani eppure se chiudo gli occhi si possono quasi toccare, come se io fossi la strettoia di un'enorme clessidra.

Ma l'acqua è fredda e torno nella mia stanza. E' quasi il tramonto e la luce gialla entra dalla finestra. Fuori i soliti cori, le solite fastidiose nenie.
Ad un tratto smetto di oppormici, di volerle cambiare.
Mi accorgo che mi piacciono.
Mi piace essere qui in questo momento, in questo bagno spartano, con la finestra tappata col cartone.
Mi piace tutto questo caldo e la doccia con fuori la guglia del tempio.
Ecco perchè non avere l'ansia di andare via appena si è visto tutto di un luogo, perchè scappare da un posto all'altro è da collezionisti.
Ripetere la stessa strada più volte e sentirmi dire all'improvviso "ciao laura" dal ragazzo con cui ho scambiato quattro chiacchiere, oppure essere invitata per un thè - al di là degli acquisti - dal venditore di pashimine che vuole sapere che ci faccio in india.
Voglio sfruttare al meglio il poco tempo che ho a disposizione e meglio per me vuol dire anche questo.
Lasciare un posto sentendolo un po' familiare. Poter dare un colore e un odore ad una particolare realtà, fosse anche nelle sue eccezioni negative. Non posso lamentarmi di essere trattata da turista se poi sono io la prima a mordere e scappare.

E poi stasera i cori sono diversi. Sono davvero belli.

lunedì 7 novembre 2011

Pushkar dall'alto

Nel pieno della notte sento i soliti cori sparati dagli altoparlanti. Penso che no, il mio corpo ha ancora bisogno di sonno, ma loro non smettono e anzi mi chiedo cosa stiano facedno di così importante a quell'ora.
Mi alzo dal letto, nonostante i pantaloni strappati là dove non batte il sole, e vado a vedere dal terrazzo dell'hotel.
Niente.
Tutto quel baccano non viene dalla strada, non c'è nessuna processione, nessun fedele a spargere fiori per strada. Sono solo gli altoparlanti. Scoprirò poi che c'è una sorta di filodiffusione, tutta la città in contemporanea risuana per gli stessi canti. Ossia: non c'è via d'uscita.

Ormai sveglia, cos'altro posso fare se non uscire a fare un giro? Tanto posso fare colazione ovunque.

La strada è poco trafficata, alcuni negozi sono ancora chiusi.
Arrivo al ghat, quello del "pacco turistico" e mi avvicino al lago. Ovviamente qualche biancovestito ci prova, ma ormai sono immune, anche senza braccialetto magico.

Superata la zona dei "riti", comincio a fare il lungolago passando da un ghat all'altro.
Ogni tanto mi siedo e gusto la calma.



questa l'ho proprio rubata. PS: guarda quel cocuzzolo a sinistra con un edificio in cima...
Come a Varanasi, ma in forma un po' più privata e più spiccia, le persone scendono e si immergono nell'acqua che a quanto pare deve essere freddina.
A metà del mio percorso mi siedo sul gradone di un ghat e vengo avvicinata da delle ragazzine. Vogliono una foto. Poi arriva un uomo adulto, anche lui con la stessa richiesta. Insomma, poi in poco tempo vengo chiamata qua e là a fare foto, il che a me va anche bene, così posso fare ritratti senza sentirmi una ladra, anzi.
Ma come fare a fargliele avere? Un uomo che poco prima aveva portato nel lago il figlio, mi scrive l'indirizzo. In hindi.





Proseguo da un ghat all'altro, fino ad arrivare al brahma ghat. Qui sulle gradinate si celebra in forma collettiva lo stesso rito a cui sono stata sottoposta ieri. Sedute sui gradoni delle signore mi chiedono una foto. Poi è la volta di un'anziana coppia. Lui ha dei baffoni bianchi e un sorriso da vero nonno delle favole indiane.

Dal brahma ghat saluto il lago e vado al tempio di brahma, particolarmente importante perchè ce ne sono pochi in tutta l'india. Devo lasciare scarpe, zaino e macchine fotografiche, quindi niente foto. Schiacciata tra la folla, salgo le scale e mi trovo subito in fila per vedere la statua della divinità. Ogni tanto metto i piedi in qualcosa di umido e spero che nessuno osi sputare in un luogo sacro. Arrivata davanti a brahma, un officiante mi spiega cosa devo fare, lancio i fiori che avevo con me e posso andarmene. Così presa dalla ressa e dal cerimoniale - che poi era facile - non ho nanche visto la statua.
Però una volta fuori vedo un fiume di persone che sbuca da una stanza sotterranea. Cerco l'entrata, cosa ci sarà sotto terra??
Mi infilo anche io con gli altri e trovo, in una stanzina chiusa, la statua del lingam. Bagnata e incensata, i fedeli lasciano soldi, fiori e ne prendono l'acqua con le dita
Risalgo e cammino su un pavimento umido e appiccicaticcio. Poi capisco che è il mix delle offerte votive: acqua, latte e zuccherini. Questi ultimi sono in forma di stelline circolari e in certi punti in cui abbondano c'è una marea di api.
Esco, riprendo scarpe e zaino e un ragazzo gentile mi accompagna in scooter vicino al Savitri temple (senza chiedermi soldi)
Qualcuno mi aveva detto che ci si poteva arrivare con un mezzo, tipo un taxi o un autorisciò, ma devo aver capito male. Per raggiungere la cima non c'è altro modo che scarpinare, scarpinare, scarpinare.

Il ragazzo se ne va e mentre guardo il mio obiettivo mi sento un po' in difficoltà. Poi comincio, in fin dei conti sarà difficile ma non impossibile.

All'inizio i gradini sono in cemento e regolari. Ai lati c'è qualche mendicante e anche un uomo con il cobra nella cesta. Il cobra mi fa davvero un po' paura, altro che cervone di cocullo!
Superata affannosamente la zona dei questuanti, finisce il cemento e iniziano i gradoni irregolari in lastre di pietra messe un po' così come capita. Si sale. Quando non ce la faccio più, mi fermo e prendo fiato. Non voglio arrivare allo stremo perchè sono a digiuno, ancora un po' debole e con poca acqua con me, quindi cerco di prenderla con calma.
Trovo dei punti ombreggiati e ventilati, così piacevoli da volerci restare, ma la cima mi aspetta.
Scambio parecchi namaste, ma sono saluti piacevoli, come quando ci si saluta in montagna. Mi guardano incuriositi e i giovani mi chiedono da dove vengo e qual è il mio nome. Gli anziani probabilmente mi chiedono lo stesso, ma lo fanno in hindi ed è un problema peggiore dell'inglese.

Questo posto è frequentata da molti anziani e alla fine mi rassegno a comunicare solo col sorriso e a gesti.
Siamo tutti stanchi insieme.
Una signora sbuffa e chiede al marito di farla riposare. Un'altra di siede vicino a me e mi chiede l'acqua. A malincuore dò l'ultimo sorso alla bottiglia e gliela passo, ma poi lei dice no. Allora gliela metto sulla mano, che si rinfreschi la fronte.
Dei gruppetti si fermano e cantano.
Un anzianotto col turbante mi incoraggia dicendo la cima è quasi vicina.

Gli ultimi metri sono i peggiori, con gradoni ancora più alti, ma ce la faccio e sono al Savitri temple.
Per prima cosa mi fiondo al sacrosanto negozietto che vende bibite per prendere un succo di frutta, poi con calma entro nel tempio vero e proprio.
Salgo alcuni gradini ma il tempio non c'è ancora, c'è invece un largo terrazzo dove i pellegrini, sotto un vistoso cartello che invita al silenzio, si siedono, guardano il panorama e intonano canti.

Altri gradini e sono finalmente al cospetto di Savitri. In fila, davanti al celebrante, rovisto nello zaino e trovo gli zuccherini che mi avevano lasciato dopo il rito-pacco al lago. Glieli porgo, lui svuota metà busta in un barattolone insieme agli altri e l'altra metà me la restituisce. La divinità è rappresentata con una statua d'argento molto pomposa, ma non posso fermarmi troppo tempo a guardarla.
Torno alla terrazza, tra i pellegrini, i loro canti, i balli e le richieste di foto.







La discesa non mi taglia il fiato, ma è difficile, anche per la paura di scivolare sui lastroni e per il timore di avere nuovamente problemi con il ginocchio sinistro.
Dai primi metri un cane comincia a seguirmi, forse perchè gli ho fatto una carezza.
Mi fermo un paio di volte e sempre si avvicina qualcuno per chiedermi qualcosa, o per farmi una foto o per farsela fare, però è piacevole.


Il cane è sempre con me, a volte mi supera per fermarsi all'ombra, oppure scompare per un po', ma poi torna sempre. E' un bel cagnolotto sporco, di quelli da adottare al volo. Peccato non sia possibile.
Finalmente a valle, mi segue finchè non comincia la ressa, poi sparisce.

A ritrovare tutta quella confusione e la musica ad alto volume provo quasi fastidio. Percorro la strada principale perchè ho un altro obiettivo per la giornata: cambiare taglia al paio di pantaloni che ho comprato il giorno prima. Incredibilmente ci riesco, anche se il tipo cerca di dirmi qualcosa che non capisco e alla fine ci spazientiamo tutti e due. Io non consoco bene l'inglese e lui parla in modo incomprensibile: un cattivo mix.

In un bar trovo la coppia del treno per khajuraho. Mi fermo con loro per un po', anche se non è una buona idea perchè mi scende tutta la stanchezza. Mi dicono che domani dovrebbe arrivare a Pushkar Erica, l'americana dello stesso treno.
Non riesco a capire se mi sono simpatici o meno. O forse invidio i loro due mesi di vacanza, le costose macchine fotografiche che lei sa usare bene e la vita che riescono a fare.

Vabbè, finalmente torno in albergo. Un ragazzo pompato tutto muscoli si immerge con un amico nella piscina.
Sarebbe una bella cosa rinfrescarmi così, ma sono troppo stanca.
Doccia e letto mi aspettano.

domenica 6 novembre 2011

Pushkar secondo giorno

La giornata è cominciata molto presto.
Evidentemente prima dell'alba i fedeli fanno una processione, o qualcosa del genere, ma non immaginate un corteo con cori sommessi. Qui si fanno le cose in grande, quindi altoparlanti a tutto spiano e cantilene urlate.
Ma era troppo presto, perciò ho "voltato gallone" sono rimasta ancora un po' a letto.

Con molta calma, quando ho deciso di alzarmi, ho fatto la doccia, ho indossato vestiti puliti, mi sono asciugata i capelli e poi sono andata a fare colazione in hotel.

Una lentezza superiore alla mia consueta. Era come se non riuscissi ad uscire dal recinto del mio hotel.

Ma poi ce l'ho fatta e mi sono inoltrata nella stradona principale.

Un uomo vestito di bianco mi ha dato una rosa e mi ha detto di posarla nel lago, che si usa così. Non mi ha chiesto soldi e questo mi ha sorpresa un po', ma ho pensato che magari ci potesse essere un po' di umanità anche per noi turisti.
Nei pressi di un lago un altro ragazzo biancovestito mi avvicina e mi spiega cosa dovrei fare con quella rosa.
gli dico vabbè, faccio da sola, ma lui comincia a farmi tutta una narrazione (in inglese) sulle proprietà di quelle acque sacre. Io - che avevo letto di qualcosa del genere sulla mia guida- gli dico subito che non voglio pagare. Lui mi rassicura dicendo che non dovrò pagare nulla. Allora continuo ad ascoltarlo. Poi comincia a farmi fare dei piccoli rituali, tipo bagnare le mani nell'acqua. Qui si va sull'operativo, gli chiedo di nuovo se dovrò pagare e lui con mi dice solo un' offerta libera, quello che mi andrà di dare. Ok, detto questo, mi pare che l'accordo sia concluso e mi rilasso, ma invece no. Finito tutto il rituale, con tanto di ripetizione di parole hindi e dono di fiori (sempre quei garofanini arancioni) nel lago, mi dice di dire quanto vorrò offrire.
Dico 100 rupie (e cmq non è poco) ma lui mi guarda con aria sbalordita e mi dice che non è possibile. Insisto, ma altrettanto fermamente lui mi dice 500 rupie. Azz, i patti non erano questi.
Mi guardo intorno ed è pieno di biancovestiti che fanno la stessa cosa con altri poll...hem turisti come me.
Mi sento circondata. Resta solo la fuga via lago, ma avrei bagnato la macchina fotografica.
Provo col discorso filosofico, dicendogli che per la religione non si deve pagare ma lui insiste 500 rupie. Per il karma, dice.
Il mio karma sta meglio se la mia autostima non crolla facendo infinocchiare, ma mi sento con le spalle al muro. Mi alzo e gli do i soldi, interrompendo il rito. Lui afferra rapidamente la banconota e facedno finta di nulla fa per mettermi il braccialetto. Glielo lascio fare perchè quello è una sorta di "lasciapassare" per pushkar, insomma un segnale in codice per dire che il pesce ha già abboccato e bisogna provare con qualche altro sistema.

Questo episodio mi ha molto innervosito e ha segnato negativamente l'inizio di giornata. Ma vabbè, lo show deve continuare, così riprendo la strada verso la zona festival. In fondo non ho ancora visto neanche un cammello! Dopo circa 300 metri, un ingorgo sovraumano dovuto ai fedeli diretti al ghat, ha bloccato il passaggio. Fare il salmone cercando di salire la corrente era impossibile. Ancora la sensazione di non riuscire ad andare avanti.
Costretta dalla situazione, faccio retromarcia in cerca di un ristorante.
Anche qui un po' di disavventure, a causa di avventori che - come spesso mi accade - chiedono di farsi un foto con me, solo che questi erano maleducati. Anche il cameriere dice loro di lasciarmi mangiare in pace e quando se ne vanno mi chiede scusa per l'accaduto.

In tutti i giorni negativi avuti fin'ora, poi accadeva qualcosa di bello a famrne dimenticare e io lo sto aspettando.

Infatti dopo poco sbaglio strada e mi trovo in un vicolo cieco, perseguitata da un brutto indiano che mi fa un viscido baciamano.
Le donne invece mi salutano, le ragazzine vogliono farsi fotografare oppure vogliono una mia foto.

Ogni tanto qualcuna mi allunga una mano dicendomi ciao, io gliela stringo sperando non sia per avere dei soldi!

Dopo pranzo un lungo sonno, ma penso che nel posto giusto riuscirei a dormire per 12 ore di fila.

Mi sveglio battagliera con in mente il piano B.
Levo il bracciale passaporto con un moto di orgoglio e procedo verso il mio obiettivo.
Invece che fare la strada centrale per andare in zona festival, voglio provare a prenderla larga e assalire il nemico alle spalle.
Questa soluzione si rivela più lunga e polverosa, e diverse volte ho avuto l'incertezza su dove mi trovassi.


Mi sono infilata per errore in una zona di abitazioni "locali", ho chiesto indicazioni ad una signora che trasportava sulla testa un sacco di non-so-che (immaginate la situazione abbastanza disperata) ma non parlava inglese neanche un po'. Subito dopo dei bambini mi hanno strappato la mappa.
Insomma, altro che buon karma.
Ma chi la dura la vince, il sole tramonta, è tutto buio ma ci sono i fari delle macchine e cmq seguo il flusso delle persone.
Trovo un'altro ufficio turistico, chiedo un'altra mappa e dove sono. Sono a due passi dall'area festival!
Sono arrivata!

La zona stadio è un rettangolo pieno di sabbia, ma in un lato c'è un palco, ci sono le luci e anche giochi col laser che disegnano coniglietti e stelline sullo sfondo. La musica è ad alto volume, con un eccessivo uso di effetto eco, che neanche Massimo Lopez quando imitava il papa.

La musica non è proprio del genere che mi interessa, poi salgono dei personaggi in abiti tipici, ma ormai ho capito il pappone per turisti qual è.

Così esco e vado oltre. Un'area vastissima è adibita a bazar, ma c'è anche la zona giostre con ben 4 ruote panoramiche e un paio di navi corsare, più altre giostre minori.

Mentre passeggio, va via la luce e il mio pensiero va ai passeggeri delle giostre. Ma poi ritorna e non sento sirene di ambulanze. Anche se dubito che ci siano le ambulanze, ma vabbè.

Ormai persa, ma almeno soddisfatta per aver raggiunto il mio obiettivo, cerco di tornare nella via centrale, in cerca di ristoro. Mi fermo in un ristorante a mangiare una pessima pizza (tra un po' avrò la nausea anche della pizza) ma degli ottimi succhi di frutta.
Non riesco a mangiare tutta la pizza, mi fermo a metà, eppure il mio stomaco non ne può più. Forse dovrei tornare ai risottini in bianco...

Ora sono in hotel, stasera ho camminato davvero tanto.
Oggi per la prima volta ho sentito come il viaggio sarebbe stato più facile fossi stata con qualcun'altro, ma solo perchè così avrei dovuto rispondere alla metà delle persone che mi fermano per strada. dire metà "hi", metà "no grazie", metà "namaste". E sentirmi diffidente almeno per la metà delle volte.

sabato 5 novembre 2011

jaipur - pushkar

Stanotte ho sognato Caparezza, tanto per dire quanto resta appiccicata addosso la propria cultura. Da questo sogno in cui noi flirtavamo mi sono destata prima ancora della sveglia a causa dei rumori della città che si animava. Con calma sono scesa finalmente a fare colazione come le persone sane, poi ho sistemato lo zainone e sono andata a saldare il conto. Purtroppo le mie carte di credito non hanno funzionato neanche questa volta, ma avevo il contante e non ci sono stati problemi.
In strada il solito caos, ma in dimensione cittadina. Per la prima volta ho preso un autorisciò taxi, con tanto di tassametro e mi sono quasi commossa quando siamo arrivati alla stazione e ho visto che segnava neanche 10 rupie. Poi il conducente ha preso una tabella e mi ha fatto vedere il corrispettivo per gli stranieri: 37 rupie. Circa quattro volte tanto. Ma vabbè, sarebbero 50 centesimi.

Arrivato il treno, ho trovato il mio nome su un tabulato affisso sulla parete esterna del vagone, insieme a quello di tante altre persone. Mi ha fatto un po' strano.


Sul treno tutto bene, ormai lo prendo senza problemi e mi diverte appollaiarmi sul piano alto, sdraiarmi e guardarmi attorno. Poi finalente un viaggio diurno, con tanta bella luce. Ho sete, ma mi impongo di non bere fino all'albergo, come si fa con gli animali in viaggio. So che è meglio così.



Circa a metà viaggio un paio di uomini si sono messi a catare e suonare. Ho pensato: saranno viaggiatori, pellegrini, un po' come quando uno suona la chitarra ad un falò.
No, hanno chiesto dei soldi.
Però è stata la prima musica spontanea e dal vivo che ho sentito in india, a parte la ballerina trans di delhi. Immaginavo che l'india ne fosse più inondata.



Scesa a Ajmer, sotto un sole severo e con lo stomaco non proprio allegro, trovare un bus è stata una piccola impresa, anche perchè sono sparite tutto d'un tratto le scritte in inglese.
Dopo l'aiuto truffa di un autorisciò il cui conducente si è impegnato tanto ad accordarsi sul prezzo, ma meno per spiegarmi dove mi avrebbe lasciata, mi sono trovata nel mezzo di una affollata stazione degli autobus.
Caldo, ressa, confusione. Nessuna scritta in inglese. I pulman stracarichi e non sapevo dove avrei potuto infilare il mio zainone. Davanti allo sportello per il biglietto, la fila è immobile. Non si avanza si un millimetro, al massimo qualcuno spinge o prova a fare il furbo passando avanti.
Caldo.
Una signora francese, spuntata come un fungo all'improvviso, mi chiede se volgio condividere con lei un taxi. al volo scambio l'idea con le due coreane davanti a me e nel taxi siamo in 5.
Arriva l'autista e ci propone il taxi per 600 rupie.
Ora, tra tutti noi chi conosce peggio l'inglese sono io, ma tutti fanno un passo indietro per la contrattazione e tocca a me, l'italiana.
Come da copione.
Il tipo scende a 500 rupie e, stipati in un piccolo mezzo, si parte.

Il paesaggio è molto arido, scarsa e bassa vegetazione, poche costruzioni, curve a gomito che i pullman fanno fatica a superare.
Finalmente a Pushkar, quello che trovo è davvero un altro mondo. Sotto i piedi una terra sottilissima, forse sabbia. Templi bianchi  ovunque, musica rituale sparata dagli altoparlanti.

Cammino accaldata e con lo stomaco in subbuglio finchè arrivo al mio hotel. Oasis, si chiama, in effetti lo vedo come un'oasi, un porto. Abbandono gli zaini e attendo la registrazione.
Nell'attesa chiedo una bibita fredda, azzardo una sprite, ma dopo pochi sorsi il mio stomaco la rifiuta.

La stanza è...una stanza indiana. Mi costa più della media, ma non avevo proprio voglia di sbattermi alla ricerca di un hotel e ancora penso di aver fatto bene.
Ho dato qualche secchiata a terra in bagno per sciacquare via la povere che è ovunque. Ho bevuto acqua a temperatura ambiente, la sprite mi guarda sconsolata mentre si riscalda.

Dalla finestra del bagno c'è la guglia di non so che edificio, tutt'attorno poche cotruzioni e aridità.
Nell'albergo c'è una piscina dall'acqua azzurra, ma poco attraente, eppure proprio ora sento che dei ragazzi si stanno tuffando. Se domani li vedrò in giro magari una rinfrescata la farò anche io.
La polvere è ovunque, più che mai.
Ma anche la luce.

venerdì 4 novembre 2011

aggiornamento da jaipur.

Alla fine ce l'ho fatta e sono uscita dalla mia tana/stanza e sono tornata in india. Smog, traffico, sporco.
Pochi passi e ho capito il perchè della confusione che si sentiva dalla mia stanza: sono nel bel mezzo di una zona ipertrafficata, con un ricco bazar e tantissimi negozietti. Ma anche prima c'è una lunga strada di negozi firmati, molto poco popolari e anche abbastanza desolati.
Ho ricaricato il cellulare con una rapidità impressionante, se penso alla mezz'ora persa a khajuraho.
Sono anche andata in farmacia a comprare un gastroprotettore, anche se il mio stomaco sta molto meglio.
Ogni tanto ripenso alle impressioni degli ultimi giorni (quelli da sana) ma stasera, guardando i negozietti e la merce esposta, così diversa, ho avuto un'illuminazione che più che altro mi ha fatto capire la mia cecità.
Ecco perchè non mi ritrovavo con gli stili, con le architetture: esistono tante indie!

Lo so, è un'osservazione stupida, ma stasera l'ho toccata con mano.
Mi ci vuole un po' di tempo ma poi ci arrivo.

Qualcosa mi era già balenato quando ad agra mi sono accorta di un cenno con la testa che non avevo ancora visto: un movimento che vuol dire "si", ma che all'europea sembra un " si può fare, forse". Anche un po' irritante, se te lo fa un cameriere.
Vabbè, ora che ho raggiunto questa Verità, e che riesco ad incastrare l'islam nel'india, posso andare a dormire. Domani pushkar!

agra, effetti collaterali

Dopo il taj mahal ho giusto il tempo per una doccia perchè ho il check out alle 10.
L'acqua è calda, ma mentre mi gusto il relax del momento, sento qualcosa sul piede.
E' un polposo millepiedi!!
Lo scalcio via e lo osservo mentre, più impaurito di me, cerca di salvarsi arrampicandosi sul muro.
Un po' disgustata continuo la doccia ma quando faccio per chiudere l'acqua, ne trovo un altro ancora più grosso vicino al rubinetto.
Certo, stando qui il margine di tolleranza allo schifo sale parecchio, però non è un bel vedere.
lascio la stanza, sperando che non mi si sia infilato qualcosa nello zaino, e vado in reception per consegnare le chiavi e ritirare i miei panni puliti. Ma dovrò aspettare fino alle 12, perchè non sono ancora pronti.
Per fortuna che ho il computer, così passo il tempo organizzando le prossime tappe. Ho deciso di saltare aurangabad per godermi con più calma goa.
Finalmente arrivano i miei vestiti, pago (correggendo l'omino dell'albergo che mi stava calcolando per "errore" 50 rupie in più) e vado via. La sera prima ho preso un oki per via di un po' di dolori alle spalle, forse dovuti agli zaini e adesso mi brucia un po' lo stomaco. Per stare meglio, vado in un bel ristorante con connessione a mangiare e bere. Passano così abbastanza in fretta le ora che mi separano alla partenza del treno.

Un'ora prima prendo un autorisciò e mi faccio portare in stazione.
Nell'ufficio turistico conosco una signora messicana che parla l'italiano e che viaggia con il figlio disabile. E' in giro da mesi, ma da poco è in india. Anche lei va a Jaipur e ci accordiamo per prendere insieme il taxi per raggiungere l'albergo una volta arrivate.
Il treno arriva e ci dividiamo perchè abbiamo posti diversi.
Mentre aspetto l'arrivo del treno osservo i numerosi topi che gironzolano tra i binari. Un anziano signore mi commenta con naturalezza che sono tanti perchè mangiano gli avanzi di cibo. E in effetti neanche a me fanno tanto schifo. Cani, capre, piccioni, mucche, topi. Ci si convive.
Arrivato il treno, mi sdraio nel solito lettuccio sleeper e dormo anche un po'.
Poi mi sveglio con una forte pesantezza allo stomaco, che strano. Penso che forse sia un semplice problema di digestione, ma invece no. Ad un certo punto, nonostante la ressa di persone nel corridoio, scavalco tutto e tutti e mi rifugio nel bagno.
E' buio e c'è il bagno alla turca, non vedo nulla ma so che il mio pranzo mi sta salutando, uscendo da dove è entrato.
E' una situazione surreale, dopo essermi ricomposta alla bene e meglio, esco dal bagno e torno nel mio lettuccio. Mi sento sollevata, ma non sto ancora bene.
Quando arriviamo in stazione sono abbastanza provata. Il solito tassista mi aggancia, anche se io gli faccio il cenno di andarsene. Non mi molla neanche quando vomito per la seconda volta in un raro cestino delle immondizie, lo vedo con la coda dell'occhio che resta lì a guardarmi.
Beh, in effetti per persone che si soffiano il naso senza usare il fazzoletto un rigurgito non deve essere così schifoso come lo è per noi.
Rimessami in marcia, cerco la signora di prima, un po' maledicendomi per l'impegno preso perchè altrimenti sarei già in taxi verso il mio hotel.
La trovo e con lei c'è anche un'altra ragazza conosciuta nel treno varanasi-khajuraho.
La stazione di jaipur è decisamente ricca di barriere archiettoniche e perdiamo un sacco di tempo per raggiungere il parcheggio. Qui si perde altro tempo a decidere il taxi o non so cos'altro, mentre io avevo solo voglia di una stanza, un bagno, un letto.
Finalmente arriviamo. Nel mio hotel non c'è posto per la signora, quindi scendo solo io.
L'uomo della reception mi fa compilare tutta la mia pagina del registro, senza pietà anche qunado gli dico che non mi sento bene. Per lo meno non mi fanno aspettare per la fotocopia del passaporto.
finalmente in stanza, mi chiudo in bagno ecc ecc...
Ne segue un giorno malaticcio, con mal di testa e stomaco a pezzi. Però la stanza è pulita, dall'albergo mi hanno chiamato un dottore e un ragazzo mi è andato a prendere i farmaci.
Non ho la febbre, anche se mi sono sentita parecchio accaldata.

Ora è il secondo giorno in questo hotel.
Sto molto meglio, solo che a conti fatti salta la tappa a jaisalmer. Peccato, ma mi restano pushkar e goa.
Sono convinta che più che un virus sia stata una gastrite dovuta all'oki, ma lo stesso prendo le medicine che mi ha prescritto il dottorone indiano.

Oggi me lo prendo ancora di riposo, non ho neanche voglia di uscire per jaipur.
Ho aggiornato il blog, mi sono tagliata le unghie e ora dormo un po'.
A domani!